Ad EducAid il “Sigismondo d’Oro” 2025

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Onorati e profondamente grati a Rimini per il conferimento della massima onoreficenza cittadina con la motivazione:“Per avere promosso, con la propria attività ventennale, educazione, supporto psico- sociale e cultura dei diritti presso i gruppi più vulnerabili di numerosi Paesi del mondo;

Per avere ampliato il raggio della storica cultura dell’accoglienza riminese, facendone un metodo di integrazione, solidarietà e democrazia, che attecchisce e si diffonde nel panorama internazionale;

Per avere dato corpo e sostanza all’idea che solo attraverso la partecipazione attiva a progetti di sostegno delle persone più fragili si consolida, condividendolo, il vero spirito di comunità.”

Di seguito il discorso di ringraziamento che il nostro Presidente, Prof. Ivo Giuseppe Pazzagli, ha rivolto al nostro Sindaco Jamil Sadegholvaad, alle Autorità presenti e a tutti gli intervenuti alla cerimonia svoltasi il 20 dicembre nella prestigiosa cornice del Teatro Galli:

“… ricevo il Premio Sigismondo d’Oro come Presidente di EducAid, a nome delle tante operatrici e dei tanti operatori che in questi anni hanno dato forma e sostanza alla nostra organizzazione: professioniste e professionisti italiani, palestinesi, kenyoti, camerunensi e salvadoregni, che lavorano in contesti complessi e fragili, con grande competenza, dedizione e senso di responsabilità.
Questo premio è per loro.
Per il loro lavoro quotidiano, spesso invisibile.
Per la loro capacità di tradurre una missione e una visione – fatta di diritti, inclusione, dignità e pace – in una pratica concreta, costruita giorno dopo giorno, nelle scuole, nelle comunità, accanto alle persone.
Se EducAid è ciò che è oggi, lo deve soprattutto alla loro capacità di lavorare insieme, attraversando confini geografici, culturali e politici, senza mai perdere di vista il senso profondo del nostro agire.
A nome loro, e insieme a loro, ringrazio di cuore il Sindaco, la Giunta e il Comune di Rimini per questo prestigioso riconoscimento che ci onora, perchè arriva dalla nostra città, dal luogo in cui tutto ha avuto inizio, e perché lo viviamo come un attestato di fiducia non solo verso la nostra organizzazione, ma verso un modo di intendere la cooperazione internazionale fondato sulle relazioni, sulla reciprocità e sui diritti umani.
In 25 anni abbiamo lavorato in vari Paesi del Sud del mondo, dai Balcani al Caucaso, dall’Africa al Centro America e al Medio Oriente ed oggi, grazie a sedi e team in loco, siamo operativi in El Salvador, Kenya, Camerun e Palestina.
Luoghi diversi, storie diverse, ma una convinzione comune: non può esserci sviluppo senza diritti, e non può esserci pace senza inclusione.
La nostra storia affonda infatti le sue radici al CEIS – Centro Educativo Italo Svizzero, nato nel secondo dopoguerra grazie ad un intervento di solidarietà internazionale, quando il Soccorso Operaio Svizzero donò alla nostra città un centro di prima accoglienza evolutosi poi in centro educativo capace di contribuire alla ricostruzione non solo materiale, ma anche sociale e culturale di una comunità ferita.
Una scuola che seppe prendersi cura dei bambini e delle bambine più fragili. Quell’esperienza ha lasciato un’eredità profonda che ha portato alla costituzione di EducAid a seguito dell’intervento di un gruppo di docenti ed operatori che ha idealmente “restituito” il sostegno ricevuto nella Bosnia distrutta di fine anni ’90.
Anche per noi, la diversità non è un problema da gestire, ma un valore da riconoscere.
Non esportiamo modelli preconfezionati: i modelli si costruiscono insieme, con i nostri partner di progetto, valorizzando le competenze presenti nei Paesi in cui operiamo.
Mettiamo a disposizione il sapere maturato qui, ma impariamo ogni giorno dalle comunità con cui cooperiamo.
Purtroppo, il nostro lavoro si svolge sempre più spesso in scenari segnati da guerre e violenze, che mettono a dura prova le popolazioni locali ed anche le organizzazioni come la nostra.
Ogni conflitto è un ricominciare da capo, in condizioni sempre più difficili, come sta accadendo in Palestina.
Proprio a Gaza avevamo costruito il primo Centro per la Vita Indipendente che ha segnato un cambio di paradigma: le persone con disabilità protagoniste e non beneficiarie passive dell’intervento, poiché il nostro approccio non è assistenziale, ma crea empowerment, responsabilità condivisa e autodeterminazione.
Tanto che oggi la garanzia stessa di continuare ad operare in quel territorio è legata all’investimento fatto sui collaboratori locali.
È grazie a loro che stiamo continuando a supportare la popolazione, mantenendo la capacità di andare avanti anche nel dolore profondo, nel senso di ingiustizia e di impotenza.
Rappresentiamo un ponte tra le istituzioni italiane ed europee e le società civili locali, per portare umanità dove spesso si discute citando prevalentemente numeri e statistiche.
Quando si finanzia l’educazione di una comunità rurale, quando si sostiene l’inclusione e la partecipazione pubblica, quando si formano giovani leader locali, non si sta semplicemente “aiutando”: si costruiscono le fondamenta della pace.
Perché la pace non nasce nei palazzi: nasce nei villaggi, nelle scuole, negli ospedali, nei luoghi in cui la dignità trova spazio.
Infine, desidero ricordare che EducAid è impegnata anche qui, a Rimini, in attività di sensibilizzazione sui temi che contraddistinguono la nostra mission.
In questo percorso abbiamo trovato un ambiente straordinariamente collaborativo. Enti locali, Amministrazioni comunali, attori del mondo del sociale, scuole, sindacati, partiti politici, imprese private e un’intera cittadinanza che sentiamo molto vicina.
Questo premio, per noi, è un incoraggiamento a continuare.
A continuare a credere che l’educazione inclusiva sia una scelta politica, che i diritti non siano negoziabili e che la pace si costruisca ogni giorno, insieme.
Grazie Rimini, per aver riconosciuto questo impegno.
Grazie per camminare al nostro fianco.”
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