simbolo-educaid
  Cooperazione e aiuto internazionale
in campo educativo
 

 

 
 
 
Testimonianze

Gli occhi di Lufte,
una testimonianza di Giacomo dal Kosovo

 

Il cielo è di un azzurro splendente oggi a Prishtina. Di quelle giornate che ti svegli è puoi indovinare tra le persiane quella luce speciale che ti fa venire voglia di uscire per strada e tuffarti nel caleidoscopio colorato del mondo di fuori. Il sole oggi è "una palla di cannone accesa", ma come dicono i vecchi della zona è un sole con i denti, un sole che è un miraggio, una promessa naufragata di fronte ai meno dieci gradi che ti prendono a schiaffi e fanno stridere le tue ossa come ingranaggi arrugginiti di un vecchio motore. L'aria solitamente fuligginosa che sporca la città oggi è linda e le polveri di Obelic, un vecchio impianto industriale dell'era socialista che marchia come un tatuaggio riuscito male le aspre colline della città, sono state come d'incanto spazzate via dai fiocchi bianchi caduti copiosi negli ultimi giorni. Oggi mi aspetta la regione di Drenica per il quotidiano giro di osservazione nelle scuole. E' una delle cose che più mi piace fare. Visitare le scuole, piccoli mondi persi dentro sperduti villaggi di un luogo che è solo un buco nero in una cartina geografica, il frutto acerbo di quattro numeri (unoduequattroquattro) messi in fila da una squadra di superburocrati internazionali. Drenica è la regione simbolo della resistenza kosovara, la terra di Adem Jasharj e della sua famiglia scannata dai paramilitari serbi dopo una strenua resistenza. Asharj è un eroe e come tutti gli eroi è giovane e bello, anche se la mia compagna di viaggio mi racconta del suo losco passato di "arruffapopolo", della sua arroganza e prepotenza.

La sua immagine pende da tutte le vetrine dei villaggi che incontro e anche dentro le scuole il suo volto barbuto, con la fronte coperta da una folta chioma di capelli arruffati, ti osserva indagatore e austero. Per raggiungere la scuola in cui siamo diretti siamo costretti ad arrampicarci con la nostra auto sui pendii scoscesi di un sentiero di montagna. Il paesaggio dopo ogni curva ci fa dimenticare la monotonia e le brutture di Prishtina. Una fitta vegetazione copre i due lembi della strada. Sono querce gravide di foglie secche che sembrano bruciate. Ne è ricoperto ogni pendio e tra il caduco fogliame che sembra senza vita di tanto in tanto rimbalza il lucore del nevischio. La mia compagna di viaggio mi dice che tra poche settimane prenderanno i colori di un verde intenso e che a settembre per qualche giorno diventano rosse e agitando le mani si sforza di raccontarmi con i gesti e la voce i colori delle foglie, la luce che assorbono e regalano agli occhi.
La scuola si trova nel punto più alto della montagna e a farle compagnia ci sono solo una ventina di modeste case di contadini e una strada fangosa. Per raggiungere l'ingresso saltiamo su delle tavole di legno fradice di melma che disegnano un sentiero incerto fino alla porta principale. Mi piace entrare nelle scuole. Mi piace fendere la folla di piccoli uomini e piccole donne che si accalcano all'ingresso tra un turno e l'altro. Un mare di piccoli "uomini" e di piccole "donne", ché i loro pochi anni sembrano tanti, chè devi crescere in fretta, ché se nasci in culo al mondo i tuoi pochi anni non te li puoi permettere, non te li puoi giocare, ché la vita è dura in un villaggio perso nelle montagne del sudestdeibalcani e la vita te lo scrive in faccia che devi diventare grande presto, troppo presto…Mentre tanti bambini mi circondano incuriositi una di loro se ne sta in disparte, immobile, quasi avvinghiata alla gonna della maestra che mi saluta con un movimento morbido della mano e un sorriso ospitale. Il suo nome è Lufte. E' alta due barattoli e il suo viso è quello di una piccola Venere. I capelli biondi le cadono sulle spalle minute. Tanti piccoli fermagli colorati ne tengono assieme i fili sottili. Lufte ha l'arcobaleno tra i capelli. I colori sembrano quelli delle tante lenzuola che pendevano (invano?) da mille e mille balconi italiani. E' bella Lufte. Straordinariamente bella. Ti verrebbe voglia di afferrarla dolcemente e portarla su, in alto, più in alto che puoi, lontano dal freddo di questa scuola senza riscaldamenti, lontano da questo puzzo di piscio, lontano dai fossi di queste strade fangose. Incastonati nel volto Lufte ha due perle, due bottoni, due sassi grandissimi e neri. Neri come la paura che si porta dentro. Neri come l'orrore che ha visto e che non riesce a dimenticare. Neri come i suoi pochi anni violati. Neri come le cinque lettere che incidono il nome che le è stato tatuato addosso. Cinque lettere che in albanese fanno una parola antica e tremenda, cinque lettere come un destino perenne e assurdo che le sue piccole braccia non possono e non potranno mai sostenere. LufteGuerra, LufteGuerra, LufteGuerra è il loop che mi riempie la testa mentre la guardo negli occhi, mentre sprofondo dentro i suoi occhi. Lufte non sorride e i suoi minuscoli denti bianchissimi te li mostra solo in un ghigno insondabile che a volte improvviso e tremendo le deforma la conchiglia del viso. Lufte non parla. Non parla più dal 99. Non parla più da quando ha sentito le voci diventare urla, pianto e sirene. Da quando ha visto le sagome scure dell'odio violare la soglia della sua casa per strapparle un padre, un fratello e il diritto di essere bambina. Lufte è diventata una piccola ombra nera come i suoi occhi, e ancora avvinghiata alla gonna della maestra che ci accompagna alla macchina la vedo, mentre ci allontaniamo, diventare sempre più piccola e non mi resta altro che sperare che quell'arcobaleno che le adorna la testa possa un giorno entrarle negli occhi e posarsi sulle sue labbra per disegnarvi il sorriso che il suo dolce viso di Venere ha dimenticato.

P.S. Lufte è solo una delle centinaia di bambine e bambini affetti da forme croniche di PTSD (Post-traumatic stress desorder) nei Balcani. Il PTSD è un grave disordine da ansia derivante dall'esposizione diretta o indiretta a forti eventi traumatici quali guerre, disastri naturali o anche violenze subite nella sfera privata. I sintomi che le forme di PTSD possono presentare sono diversi. Nelle forme croniche che perdurano anche dopo sei mesi dall'esposizione al trauma, gli affetti da PTSD presentano forti disturbi della personalità, varie forme di disagio psichico, instabilità emotiva, iperattività, afasia, riduzione marcata dell'interesse o della partecipazione ad attività significative, rifiuto di instaurare legami affettivi con il mondo esterno. Il disturbo causa disagio clinicamente significativo o menomazione nel funzionamento sociale. I bambini affetti da PTSD frequentano in Kosovo ( quando non sono completamente dimenticati) le classi speciali e separate per disabili.

 

Educaid
Via Vezia, 2
47900 Rimini
Tel. 0541.28022
info@educaid.it

C.F. 91067680404

 

webdesign: Kaleidon