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Ludobus capitolo secondo: il gioco, la memoria

Ecco un secondo estratto dalla pubblicazione "Riflessioni su un Ludobus in Palestina", nata all'interno del progetto socio-educativo "In gioco contro il muro" ideato e sviluppato da EducAid, ong riminese impegnata nella cooperazione internazionale, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna insieme ai Comuni di Rimini, Riccione, Ravenna e Provincia di Rimini. [Qui la prima puntata] Un gesto, un gioco, un sorriso per combattere e abbattere tanto i muri attorno a noi, quanto quelli dentro di noi.

 

Rimini Social 2.0| NAZIONALE | 26 febbraio 2013
“E se il gioco fosse una terra di mezzo?
Le terre di mezzo sono quelle zone geografiche
poste tra due confini di uno stato, che non
appartengono a nessuno.
Né di qua né di là. Zone a prima vista
inutili, senza appartenenza né popolo,
fuori dalle regole degli stati limitrofi.
Non vi abita nessuna delle lingue parlate
dagli uni o dagli altri.
Lì possiamo incontrarci, sospendendo la
battaglia, per trattare;
lì possiamo anche compiere efferati delitti.
Vi abitano il silenzio la selvatichezza e le
parole non ancora nate.
Terre dell'incerto, terre del non,
che sfumano il dentro e il fuori,
che consentono il passaggio.
Terra dello spazio vuoto e senza nome,
poiché il nome non è ancor sorto.
Spazio dell'attesa
che segnala il varco a venire.
Spazio della relazione
tra chi viene tra due mondi lontani.
Né mio né tuo.
Spazio terzo della relazione
fra la mia voce che incontra la tua”

Il Ludobus, una carovana del sorriso in viaggio tra le gialle colline della Palestina. Un locomobile del piacere colora la strada tra sabbia e polvere, traccia il percorso che lega le città con brividi di sorrisi tra sguardi di stupore e meraviglia. Il Ludobus per le strade della Palestina arriva per macchiare gli animi di brillante gioia. È come un grande respiro, un bel sorriso lanciato su barriere di crudeltà interne ed esterne.
Sorrisi, dunque, a combattere non solo i muri esterni ma anche, e soprattutto, muri interiori. La vera e profonda causa che genera disumanità. Decidere di essere felici e di sorridere porta con sé una grande responsabilità, decisamente superiore alla muta o acclamante accettazione di una sofferenza e di una condizione di paradossale dolore. È un gesto di grande generosità, è rivoluzionario, è trasformazione.

Uno strano oggetto di colori corre con i suoi giochi e si fa beffa di agghiaccianti sguardi di militari armati in difesa nei check-point. Il Ludobus corre orgoglioso della sua missione e allora, al suo passaggio, riesce forse a rubare un sorriso anche alle divise che poi, a ben guardare, sono mosse da ragazzi giovanissimi consapevoli, nel profondo, che è meglio maneggiare una biglia che un proiettile. Sulle strade a doppia corsia della Palestina, dunque, si possono incrociare, per un buffo controverso destino e un pirandelliano sentimento del contrario, un Ludobus con i suoi giochi e carri armati.

L'arrivo del Ludobus è come l'approdo di un grande circo, il popolo del gioco organizza allora gli strumenti del mestiere: la ludoteca itinerante. Il piacere più grande è osservare lo sguardo dei piccoli mentre si apprestano a far conoscenza con i giochi, alla scoperta di questo nuovo mondo del divertimento nato improvvisamente, come per magia, a trasformare le pareti e i mobili impolverati di vecchie scuole o abbandonati angoli di città in un nuovo pittoresco scenario. La magia dell'incanto è condivisa con i bimbi e si sente una frizzante energia partire dal ventre e salire fin su la schiena, una sana adrenalina che purifica gli organi dei sensi.

Un'energia simile a quella che caratterizzava la mia infanzia. Il risveglio al mattino quando, con mia sorella, mi accingevo a scoprire i regali e le leccornie che la Befana aveva posto per noi nelle vecchie calze della nonna sul camino della cucina. Ogni sorriso ricevuto è un regalo, un immenso grande beneficio. Interazioni, dinamismo, sguardi, contatto, questo il tessuto energetico che s'innesca nel campo ludico-magnetico della ludoteca, rivitalizzando empaticamente una delicata voglia di scoprire e divertirsi. L'adulto in gioco viaggia in un sottile equilibrio tra l'ascolto e lo stimolo. S'incrociano sguardi che ammorbidiscono il petto e buttano via porzioni di oscurità è purificazione in atto.

Far ridere è una cosa stupenda, un privilegio, una grande fortuna. Rispondere alle azioni dei bimbi, promuovere nuove possibilità di azione e di risposta a stimoli dà senso al tempo ludico e l'attività si trasforma in educazione. Il volto dell'adulto si fa paesaggio al fissarsi degli occhi dell'infanzia, senza tempo scandire, senza frizioni interiori come un limpido specchio. Non bisogna dimenticare, però, che a breve distanza di spazio le biglie assumono forma di proiettile e si muore dietro colpi di armi, razzi, proiettili, granate, fuochi di mortaio israeliani. È sicuramente meglio una guerra giocata e una ludoteca combattuta a suon di giochi.

È il momento che ci si armi di giochi! La razionalità che occorre per raccontare e per scrivere un ricordo contrasta con l'emozione che esso conserva nel tentativo di tradurlo in parole. Si percepisce un fastidioso cambiamento, come se qualcosa volasse via inesorabilmente. Per questo si costruisce un nobile velo di silenzio per custodire quadri di memorie. Un piccolo ricordo; in una mattina di attività a Nablus un bimbo dai grandi occhi marroni era di fronte ad un gioco il cui obiettivo è lanciare con un elastico una pedina circolare di legno attraverso una fessura. Aveva lo sguardo completamente assorto. Tutte le sue energie erano focalizzate in quella piccola grande missione. La durata della ludoteca era di due ore ed egli è rimasto per quasi la totalità del tempo a tentare il grande obiettivo; la pallina doveva entrare nel bersaglio! Ogni tentativo ne portava con sé un altro e un altro ma senza risultato. I suoi occhi erano assorti e assenti. Ora il suo mondo comprendeva solo il gioco in legno e qualche temerario compagno che si avvicendava nel gioco. Era sorprendente la sua determinazione, la sua innocente perseveranza. Fortunatamente fui presente quando finalmente la pedina andò a bersaglio ed ho raccolto la luce sprigionata dai suoi occhi in un gigante sorriso lanciarsi verso di me, con la fierezza di un nobile leone.

Perché il gioco è un'avventura
amorosa col mondo.
(Mahler)

Silvia Bramante

Il libro Riflessioni su un LUDOBUS in Palestina si può scaricare da qui.

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