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Progetti
Clown di corsia
A partire dal mese di marzo 2005 abbiamo iniziato la sperimentazione di interventi all’interno di strutture ospedaliere. Ne ha beneficiato dal principio il reparto di oncologia di uno dei principali complessi ospedalieri pediatrici di Gaza: il Nassr Hospital.

L’intervento ha visto la presenza settimanale di tre operatori del ludobus, i bambini coinvolti sono stati mediamente una trentina, per la maggioranza dei casi accompagnati dalle madri. L’intervento del ludobus ha cercato fin dall’inizio di progettare percorsi adeguati per poter agire in maniera consapevole e matura in presenza di bambini in situazione di salute estremamente precaria (la maggior parte dei bambini ricoverati sono sottoposti a cure di chemioterapia).
Nella fase iniziale lo staff si è occupato di adattare il patrimonio ludico-ricreativo proposto nelle scuole e negli asili a questo contesto caratterizzato da dolore e totalmente carente di impulsi positivi. Le attività proposte hanno riguardato la musica, gli spettacoli di clownerie, il teatro delle marionette, piccoli laboratori manuali con carta e colori.
Nonostante si sia trattato di un intervento nuovo e complesso, le difficoltà del caso non hanno impedito un continuo progredire della qualità dello stesso.
Nei mesi di luglio ed agosto la presenza sul progetto di un’esperta di clown-terapia ha permesso la proposizione di un percorso formativo in questa materia a tutto lo staff del ludobus. La proposta formativa si è concentrata su tematiche fondamentali quali: 1. la rappresentazione del bambino nell’ospedale; 2. le figura del clown e del clown-dottore (chi è e come nasce); 3. quali attività in ospedale senza clown; 4. la “clown-terapia”; 5. la teoria della “bolla di sapone”; 6. la parte “sana” del bambino; 7. show vs. relazione; 8. il passaggio dalla passività alla attività; 9. strumenti, relazione, modalità di intervento; 10. l’intelligenza emotiva; 11. la rielaborazione delle esperienze e la supervisione.
Il grado di partecipazione al workshop è stato altissimo, il mettere a disposizione nuovi strumenti conoscitivi e pratici ha notevolmente stimolato il desiderio di mettersi in gioco dello staff (soprattutto quello femminile) del ludobus. Infatti la figura del clown-dottore e la sua concreta immagine estetica sono particolarmente indicati per le ragazze che, affascinate da tempo dalla figura del clown, spesso reputavano “sconveniente” quel tipo di trucco ed abbigliamento, all’interno di una società arabo-mussulmana come quella gazawi. In questo senso il camice bianco del dottore, arricchito da colori e gadget, è divenuto una sorta di strumento facilitante che ha consentito a tutte le lavoranti del Remedial Center di provare ad esercitarsi nella clownerie in ospedale.
L’essere donne in una società rigidamente sessista come quella palestinese di oggi, solitamente costituisce una forte limitazione ad ogni attività esterna alle quattro mura domestiche. Invece, straordinariamente, abbiamo notato che l’appartenenza al genere femminile funziona come un agente moltiplicatore dell’efficacia dell’intervento negli ospedali. Infatti, un’attività incentrata sulla relazione e sul contatto umano, viene ad essere più immediatamente fruibile anche dalle madri dei bambini malati, se colui che la mette in piedi è una donna. Del resto tutte quelle modalità che utilizzano il contatto fisico come veicolo di trasmissione di emozioni (es. carezze ed abbracci) sarebbero precluse ad attivisti maschi, proprio in quanto considerate moralmente inaccettabili dalla cultura arabo-mussulmana.
Il tipo di attività, che dal principio aveva seguito il modello del piccolo show o del gioco per tutti è stato in parte sostituito dal tipo-modello “stanza per stanza” in cui l’obiettivo primario è quello dell’instaurazione di una relazione “uno a uno” con ogni bambino (in genere in ogni stanza sono presenti dai 3 agli 8 bambini). In questo modo ci si può focalizzare sulla parte sana del bambino, su ciò che il bambino può ancora fare nonostante la malattia, sulle modalità per diminuire l’esclusione ed incentivare la sua autostima passando da una situazione di passività ad una di attività. Il “clown con il camice” aiuta a sdrammatizzare ed esorcizzare la figura del dottore, e cerca di abbattere quella situazione paralizzante vissuta dai bambini (che non capiscono perché non possono più fare determinate azioni che prima facevano) e dai loro genitori (il genitore vede il figlio malato e si sente impotente perché non può aiutarlo).
Rinforzati dal contributo della formazione le attività negli ospedali si sono estese nel mese di agosto ai due principali complessi ospedalieri del sud di Gaza: il Mubarak Hospital di Khan Yunis e l’European Hospital di Rafah. In entrambi i casi i reparti pediatrici ci hanno manifestato una calorosa accoglienza ed hanno dimostrato un crescente interesse per collaborazioni continuative.
Sempre ad agosto è stata fatta inoltre l’esperienza della clown-terapia all’interno di diverse cliniche pediatriche di Gaza. Come abbiamo detto precedentemente, in queste strutture i bambini si recano quotidianamente per visite e trattamenti medici, ma nessuno di loro vi si ferma a dormire. Le cliniche dunque non sono strutturate in stanze, ma tutti i bambini (in media un centinaio) attendono in una grande sala di aspetto. Le attività proposte in questo ambiente sono allora state organizzate come più vicine allo show-gioco per tutti.
Attualmente il ludobus lavora tre giorni a settimana negli ospedali e saltuariamente, nei due giorni rimanenti, nelle cliniche (nelle quali stiamo cercando di mettere a punto un calendario definitivo).
L’interesse verso questo tipo di attività è in aumento, i direttori degli ospedali e il personale medico in genere con cui collaboriamo, ci richiedono visite con maggiore frequenza, mentre inviti a portare i nostri servizi arrivano da altre nuove strutture sanitarie di Gaza. Tutto ciò ci infonde nuovi positivi stimoli per sviluppare ulteriormente questo campo di azione.
Fino ad ora (fase sperimentale) tutte le attività sono state portate avanti attingendo alle limitate risorse interne all’associazione stessa e impiegando attivisti-educatori volontari.
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